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Due api

Un brevissimo racconto per "Utopia/Distopia", il quarto numero di Stortә Zine

Questo è un racconto che ho scritto per Stortə Zine n. 4, a tema: Utopia/Distopia. La zine può essere ordinata attraverso la pagina Instagram di Stortə Zine o compilando questo form. Questo è il testo integrale di Due api.


Furono sovrastate, a un certo punto, da qualcuno che suonava il clarinetto dentro una finestra aperta al secondo piano. O strimpellava più che altro, benché non gli mancasse un certo saper fare, non sembrava affatto il suono di una persona che ha voglia di fare sul serio. Poi un applauso forse, una mezza risata adulta uscì da quella o da una finestra vicina. Continuava il conversare delle due api.

Da lontano, a molte centinaia di passi dalla panchina, salivano come una disgrazia i rumori solidi e roventi della stazione dei treni. Un colosso di pietra incastrato tra i viali, inamovibile, impossibile da ignorare. Si dice che di lì la ferrovia si srotolasse da un capo all’altro del continente in un’unica continuità di acciaio e rame. Per lungo tempo mi sono chiesto perché mai. Allora una volta sono andato a parlare con la gente dei treni. Anzi, ci ho provato: là dentro c’era tanto baccano che per riuscire a parlarci ho dovuto chieder loro di seguirmi fin fuori, in Corso Vittorio.

«Come mai vivete là dentro? E come sopportate il rumore delle macchine?» gli ho chiesto.

Mi ha risposto, guardandosi tutto intorno, una giovane donna con i capelli tagliati corti: «E tu? Come sopporti il silenzio e la monotonia di questa città?» Non sapevo se era sdegno, spavento, timore o meraviglia quello che si leggeva nei suoi occhi grandi e scuri. Vi si rifletteva il pomeriggio calmo, il viale ombroso, il paesaggio della città dove niente sembra mai cambiare anche se tutto si muove di continuo. Nel suo sguardo trovavo anche, come uno specchio nello specchio, lo sguardo sdegnoso, spaventato, timoroso o meravigliato di un altro tale, che poi in fondo dovevo essere io stesso.

Da allora non ho più parlato con la gente dei treni. Ne sapevo poco o niente, poco o niente mi interessava. Li udivo in lontananza, mentre accanto al mio ginocchio un discorso molto serio aveva luogo, un dibattito importante.

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